SRAIAR
Sperimentazione Rilevazione Automatica Indici di Ascolto Radiofonici

Programma di finanziamento 
(e relativo sottoprogramma)
Progetto autofinanziato in collaborazione con AGCOM (delibera CDA del 29/01/2013)
Durata Inizio Aprile 2013
Partecipanti

Fondazione Ugo Bordoni, AGCOM, ISCOM, GFK, Mediametrie, IPSOS, Knowmark

Tra i compiti istituzionali dell’AGCOM, vi è quello relativo al controllo degli indici di ascolto televisivo e radiofonico. La società Audiradio ha svolto per AGCOM questo compito sino al 2011, anno in cui si è sciolta lasciando lo svolgimento di tale compito ad attività provvisorie. Successivamente, con la Delibera n.320/11/CSP, è stato istituito un Tavolo Tecnico che ha delineato un’attività sperimentale che include una “valutazione tecnica”, sia in campo sia in laboratorio, dei “meter” o meglio del sistema di rilevazione basato sui “panel/meter” comprensivo di tutta la struttura informatica necessaria al suo funzionamento.

Successivamente, con una serie di incontri tra le parti, si è deciso di limitare la sperimentazione alla sola valutazione tecnica, anche in attesa di definire meglio le modalità di finanziamento per la valutazione in campo.

La Fondazione Ugo Bordoni ha assunto il ruolo di regia e di esecutore della “valutazione tecnica”, ed ha pertanto predisposto da subito il test plan. Questo è stato condiviso da AGCOM, previa consultazione delle aziende e del Tavolo Tecnico, e prevede un test di laboratorio in cui ciascun “meter” in esame è sottoposto da parte della FUB, coadiuvata tecnicamente dall’ISCOM, ad una serie di misure e di valutazioni di funzionamento in opportune condizioni ambientali e di ricezione.

I test sono iniziati nel 2013 e si sono conclusi nei primi mesi del 2014.

La valutazione tecnica
La rilevazione degli indici di ascolto radiofonici mediante l’impiego di “meter” personali può essere operata utilizzando diverse tipologie di dispositivi e attraverso diverse tecnologie di “riconoscimento” del segnale radiofonico e degli eventuali dati correlati (ad esempio, geo-posizionamento del dispositivo, orario, tipo di media in ascolto, ecc.).

La funzione del “meter” è di monitorare i dati relativi all’ascolto radiofonico operato dal soggetto che porta il “meter” con sé, e di renderli disponibili ad un sistema centrale. In particolare, l’hardware dei “meter” personali che sono sottoposti a valutazione, può essere classificato in due gruppi:

  • dispositivi ad uso esclusivo di rilevazione, che pertanto non hanno altra funzione se non quella di raccogliere i dati necessari alla rilevazione;
  • dispositivi ad uso non esclusivo, ovvero che operano la funzione di rilevazione dei dati come funzionalità aggiuntiva ad altre (tipicamente uno smartphone con player multimediale portatile).

Anche per quanto riguarda le metodologie di riconoscimento del segnale radiofonico si possono considerare due principali famiglie:

  • watermarking
  • fingerprinting

Queste tecnologie sono profondamente differenti tra loro, ma hanno entrambe lo scopo di “riconoscere”, sulla base di un determinato segmento di segnale audio, il contenuto in ascolto (nel nostro caso il segnale audio della radio). Tipicamente queste tecnologie ricadono nella più ampia famiglia delle “Persistent Association Technologies” (PAT).

Fingerprinting è il nome dato alle tecniche di riconoscimento di pattern, nel nostro caso applicato al riconoscimento audio. Il metodo opera estraendo caratteristiche di una parte del contenuto audio, che si presuppone essere identificative del contenuto in esame da cui il nome della tecnica, e quindi alla loro memorizzazione in un database. Quando al sistema viene presentato un segmento audio da identificare, questo lo ricerca su tutte le informazioni contenute nel database fino a trovarne quello più somigliante. Un esempio di tale metodologia è suggerito/standardizzato all’interno di MPEG-7 ed è quella che utilizza i parametri denominati, all’interno dello standard, come “AudioSpectalFlatness” che sono dei descrittori di basso livello del segnale audio. A livello commerciale, sono disponibili molti diversi sistemi. In particolare si sono ottimizzati sistemi per il riconoscimento di brani musicali.

Watermarking è il nome dato alle tecniche che modificano il segnale, nel nostro caso audio, per introdurre delle informazioni che possono successivamente essere estratte e interpretate. A seconda delle funzionalità, il watermarking può essere più o meno invasivo sul segnale, e può inserire informazioni nel segnale stesso (la quantità di informazioni inserite viene detta “payload”). Con questa tecnica si possono “aggiungere” al segnale audio informazioni di qualsiasi tipo e non soltanto “l’identificativo”. Esistono diverse tecniche di watermarking che offrono prestazioni e robustezza diversa a seconda dei casi e delle specifiche applicazioni. Due fattori coprono un ruolo determinante nel watermarking: la robustezza, ossia la proprietà di mantenere persistente e riconoscibile l’informazione aggiunta, anche quando il segnale audio sia elaborato, degradato, ecc., entro certi limiti; la “trasparenza”, ossia, nel caso specifico dell’audio, il fatto di non percepire alcuna differenza tra il segnale audio originale e quello “marcato” da parte dell’ascoltatore.

I test di laboratorio
La sperimentazione effettuata è tra le più ampie tra quelle sino ad ora effettuate (si veda, ad esempio, quella della BBC nel 2004), e certamente di alto contenuto scientifico mostrando le prestazioni ottenibili con gli strumenti allo stato dell’arte tecnologico disponibili sul mercato.

La Fondazione Ugo Bordoni, dopo aver delineato una serie di test di laboratorio atti a verificare le funzionalità e le prestazioni dei “meter” in diverse condizioni di lavoro e per diverse tipologie di segnali audio, ha iniziato la sperimentazione nel 2013 ed ha concluso i test nella prima metà del 2014.

A tal fine ha realizzato un apposito database di segnali costituito da 20 ore di segnale per ciascuna categoria (musica sinfonica, musica cameristica, musica jazz, musica pop/rock, musica italiana, programmi a base di voce come TG o talk show, programmi tipo film/fiction). Il database è stato dapprima elaborato inserendo lo specifico “watermark” e/o acquisito come riferimento di confronto dalle aziende che utilizzano le tecniche di “fingerprint”. In seguito, la Fondazione ha realizzato un software che, sulla base di questo segnale, simula un ascolto di programmazione con salti di sintonia casuali e di durata anch’essa variabile. Quindi si è elaborato il segnale realizzando circa 50 diverse condizioni di lavoro che includono: presenza di diversi tipi di rumore a diversi livelli; diversi tipi di codifica a diversi bit rate; diversi tipi di distorsione del segnale, e così via. Questi segnali sono stati utilizzati in sessioni di test, della durata di 20 ore, eseguiti presso i laboratori dell’ISCOM dove è stato predisposto un ambiente controllato per l’esecuzione dei test che includeva 6 diffusori professionali e due personal computer equipaggiati con schede audio professionali.

In totale, sono state eseguite 15 sessioni di lavoro per ciascuno dei 7 meter in esame per un totale di 2100 ore di segnale “ascoltato” dai meter. Si sono infine definite le metriche di valutazione e, anche in questo caso, si è sviluppato un software specifico per l’elaborazione dei dati. Parallelamente a questa valutazione di laboratorio, si sono svolti una serie di test funzionali e prestazionali dei dispositivi in esame. Di particolare importanza i test relativi alla durata delle batterie dei meter in diverse condizioni di lavoro che hanno simulato, a seconda della tipologia di dispositivo, diverse condizioni di utilizzo e di lavoro, verificando attraverso una serie ripetuta di misure, ossia di cariche e scariche delle batterie, la durata di attività del meter. Infine, si sono eseguiti una serie di test funzionali atti a verificare le specifiche funzionalità di ciascun meter in corrispondenza a quanto definito dai manuali dei rispettivi sistemi.

I risultati
FUB ha delineato un test plan per le misure di laboratorio; realizzato l’infrastruttura adeguata e i moduli software per la gestione della sperimentazione; ed eseguito, coadiuvata da ISCOM ed in collaborazione con le aziende interessate, test di valutazione dei meter.

I risultati di questa sperimentazione sono stati dapprima condivisi con le aziende che hanno fornito i meter, in modo che queste potessero controllare la correttezza e l’obiettività dei risultati medesimi ed eventualmente evidenziare possibili malfunzionamenti, ed al contempo potessero, una volta verificate le prestazioni, avere la facoltà di ritirarsi dalla sperimentazione. A tal fine i dati di ciascun meter raccolti nella sperimentazione, ed i software sviluppati da FUB per la misura delle prestazioni, sono stati consegnati all’azienda fornitrice del meter medesimo, che aveva quindici giorni di tempo per analizzare i dati ed eventualmente recedere dalla sperimentazione. Con soddisfazione di tutti, il risultato è che non vi è stata nessuna contestazione dei risultati e nessuna delle aziende ha optato per la recessione dalla sperimentazione.

A questo punto la Fondazione ha potuto stilare il rapporto finale che è stato consegnato ad AGCOM e presentato al Tavolo Tecnico, il quale sulla base del rapporto ha ritenuto di poter proseguire i lavori al fine di procedere con la definizione delle metodologie da adottare nella rilevazione degli indici di ascolto radiofonici.