Ci avviciniamo al 4G: la convergenza delle tecnologie digitali
La sigla utilizzata dagli esperti e degli addetti al lavoro è “4G”. Per tutti gli altri si può parlare, guardando la storia, di “Quarta generazione”. Espressione al momento vaga, che trova peraltro sostanza nelle sperimentazioni in corso, che delineano nuovi scenari con l’integrazione di singole tecnologie, oggi applicate in ambienti e servizi diversi.
Le tecnologie esistenti sono conosciute attraverso un ventaglio di sigle. Si va dal wi-fi al Gprs, al Edge, al Umts al wi-max. Il loro utilizzo porta alla connessione (ovunque e in ogni momento) con una rete generale di telecomunicazioni per servizi diversi (dalla localizzazione dell’utente all’accesso a specifici servizi). La prospettiva operativa è supportata dalla possibilità di avere un accesso a banda larga, sia come utente fisso, sia come utente in mobilità.
Le innovazioni sono incessanti. La prima generazione è nota in Italia, come “sistema Tacs” (sistema mobile analogico), il telefono mobile degli anni ottanta.
La seconda generazione è il “Gsm”: utilizza il sistema di trasmissione digitale, che permette di far “passare” anche i cosiddetti “messaggini”, ampiamente sviluppatesi negli anni novanta.
La terza generazione ha il suo perno nell’Umts, il sistema di trasmissione digitale, che amplia le capacità operative di trasmissione dati. Con l’Umts vengono introdotte anche le video chiamate. È il duemila che incalza!
Ed ora siamo al 4G, alla possibilità di sperimentare opportuni mix di tecnologie esistenti. Alla base delle innovazioni l’accresciuta possibilità di trasmettere dati. Il che permette (e permetterà maggiormente in futuro) di fornire e distribuire servizi in molteplici settori, fra i quali quelli assimilabili al servizio televisivo, anche in mobilità
Il “Quaderno”, con le analisi di esperti e di operatori, racconta quest’evoluzione e illustra i progetti in via di sperimentazione. Le prospettive sono stimolanti.
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