Dall'intelligenza artificiale alla vita artificiale

I progressi ci sono stati e ci sono, ma… Un “ma” che fa riflettere quanti si occupano di vita artificiale, quale ulteriore sbocco dell’intelligenza artificiale. Perché certamente, come Media Duemila puntualmente documenta da oltre vent’anni, l’uomo ha costruito, passo dopo passo, pezzo dopo pezzo, i robot che giocanoal calcio e i robot che vincono nel gioco degli scacchi, battendo l’intelligenza dell’uomo-giocatore. Ma – eccoci al “ma” – la strada dell’intelligenza artificiale, come osserva giustamente il coordinatore scientifico di questo “Quaderno”, Andrea Paoloni, appare “promettente” sul piano tecnico e conoscitivo, senza portare peraltro sul piano applicativo ai risultati promessi.

È bene ricordarlo. L’intelligenza artificiale nasce e si sviluppa con la nascita e lo sviluppo del computer, macchina in grado di elaborare una crescente quantità di dati. L’intelligenza artificiale acquista dignità di scienza nel 1956, con un obiettivo dichiarato: creare una macchina in grado di emulare l’uomo, fino all’autocoscienza; di superarlo in alcune circostanze…

La prima “generazione” di questa scienza è quella che utilizza i computer di grandi dimensioni, ma con capacità di calcolo ancora limitata. Seguono la seconda e la terza “generazione”, caratterizzate dall’utilizzo di computer di dimensioni sempre più ridotte, ma sempre più capaci di elaborare con rapidità, i dati, di incrociarli, di arrivare a risultati. E così la quarta “generazione”.

Lungo questa strada (e siamo alla quinta “generazione”) l’attenzione viene rivolta alla ricerca di come imitare il funzionamento del cervello, composto di neuroni. Ci si è infatti accorti che il “difetto”, se così possiamo chiamarlo, del Pc sta nella difficoltà di interagire con l’ambiente, contrariamente all’uomo, la cui caratteristica peculiare è proprio quella. grazie ai neutroni del suo cervello, di rispondere, con atti e comportamenti coerenti, all’ambiente di cui è parte.

La vita artificiale utilizza modelli che riproducono le caratteristiche del cervello, del corpo, dell’ambiente fisico. Il “Quaderno” li illustra. Li spiega. Li racconta per fare il punto di uno scenario che si caratterizza, a questo punto, con molti “ ma”.

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