Le macchine che parlano

Il robot che parla, che risponde alle sollecitazioni della persona, che la sostituisce in molti servizi e in tante incombenze, è un’idea che da sempre avvince e esalta. Un tempo mito, quello della statua parlante, come ci tramanda la storia degli egizi; poi esperimento di volta in volta più concreto. Oggi applicazione che sta prendendo sostanza.

Fino a 10 anni fa le macchine in grado di “parlare”, cioè di rispondere automaticamente, erano del tutto sperimentali. Altrettanto si può dire per le macchine che ascoltano, che capiscono e che poi sanno rispondere. Negli ultimi tempi queste macchine stanno entrando nell’uso comune. Diventano uno strumento operativo normale.

Gli esempi sono nella vita quotidiana. Per consultare un orario ferroviario posso oggi servirmi di un telefono e comporre un numero verde. La risposta, sulla base delle informazioni via via fornite (città di partenza, città di destinazione, percorso, ecc.) sarà automatica, vocale. La macchina parlerà… E così il telefonino che utilizziamo quotidianamente può essere preparato per “riconoscere” la voce dell’utente.

Il robot alternativo a Internet? No. Gli strumenti per comunicare si moltiplicano costantemente lungo la strada della “Grande Mutazione”, come illustriamo in questo “Quaderno” e come documenteremo nel prossimo dedicato in particolare alla elaborazione dei testi. Con una prospettiva a breve: quella di Internet che si sposa con la voce, che la cattura nel Pc e la utilizza per ampliare la sua capillarità, per aggiungere servizio a servizio, in questa società dell’informazione dagli scenari in continua evoluzione.

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