Campagna denigratoria sul Registro: vero e falso

23/04/2012

Da mesi la Fondazione Ugo Bordoni assiste a una campagna denigratoria nei confronti del Registro Pubblico delle Opposizioni, di cui è il Gestore con compiti di natura tecnica. Tale campagna è supportata da motivazioni strumentali o quanto meno inesatte e confuse. Per questo avvertiamo l'esigenza di chiarire alcune argomentazioni dei media sul nostro servizio - riportando le tesi sostenute e le ragioni che le smentiscono - e fornire ai cittadini un'informazione corretta.

 

"Il Registro non funziona"

Quando sentiamo affermare che il Registro non funziona, la maggior parte delle volte si confonde l'impianto normativo con l'effettivo funzionamento del servizio. Mentre l'adozione in Italia dell'opt out nel telemarketing telefonico può essere soggetto a posizioni discordanti, non lo può essere altrettanto il funzionamento del servizio. La validità della soluzione tecnica implementata dal Gestore del servizio, la Fondazione Ugo Bordoni, è confermata dal lavoro svolto finora. Per quanto riguarda il servizio fornito agli abbonati, il Gestore ha gestito tutte le richieste di iscrizione pervenute entro il giorno lavorativo successivo, ha iscritto quasi un milione di cittadini, ha fornito assistenza e supporto predisponendo un apposito help desk a disposizione di tutti i cittadini e promosso iniziative di sensibilizzazione sulle nuove regole e sugli strumenti di tutela. Per quanto riguarda il servizio offerto agli operatori di telemarketing, il Gestore gestisce quotidianamente circa 400 soggetti che hanno sottoposto a verifica oltre 12.000 liste, restituite in media entro 15 minuti.

 

"Il Registro è inefficace perché le segnalazioni annue ricevute dal Garante privacy sono passate da 1.000 a 3.500"

Abbiamo sentito spesso affermare pubblicamente delle segnalazioni ricevute dal Garante privacy indicate come unico parametro per valutare il fenomeno dell'inosservanza della nuova normativa. Tuttavia per analizzare correttamente l'efficacia del Registro sarebbe interessante conoscere il reale numero delle violazioni accertate e delle sanzioni erogate. Si parla sempre più frequentemente di "telemarketing selvaggio", ma quasi mai di soggetti sanzionati per violazione della legge. Al momento le sanzioni emesse dall'Autorità Garante sono evidentemente insufficienti per scoraggiare gli operatori inadempienti. Delle 3.500 segnalazioni dichiarate non è chiaro quante di queste riguardino violazioni della privacy e quante chiamate legittimate dal consenso diretto concesso da parte degli abbonati o dalla loro mancata iscrizione nel Registro. Inoltre l'incremento registrato potrebbe essere interpretato come l'acquisizione di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini nell'esercizio dei propri diritti. Infine anche se fossero effettivamente 3.500 le violazioni del diritto di opposizione al telemarketing, riguarderebbero solo una minima parte degli iscritti (0,4%).

 

"Prima dell'introduzione del Registro i cittadini erano maggiormente tutelati dalle chiamate pubblicitarie"

Nel periodo precedente all'istituzione del Registro Pubblico delle Opposizioni in Italia non erano chiari i confini del lecito e venivano usate per il telemarketing telefonico banche dati raccolte senza il consenso degli interessati. Per questa ragione la Commissione europea aveva avviato nel 2010 una procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese. Il procedimento è stato ritirato in seguito all'introduzione del Registro, che ha sancito l'effettivo passaggio dal sistema normativo dell'opt in a quello dell'opt out e ha permesso all'Italia di adeguarsi alla direttiva europea in materia di privacy e comunicazioni elettroniche (2002/58/CE - art. 13 comma 3). L'adozione dell'opt out ha garantito ai cittadini italiani, la cui utenza è presente negli elenchi telefonici pubblici, la certezza di non ricevere chiamate pubblicitarie non richieste e la possibilità di decidere in che misura tutelare il trattamento dei propri dati personali Probabilmente il problema non risiede tanto nel Registro Pubblico delle Opposizioni quanto semmai nell'assenza di un simile strumento per annullare con un'unica richiesta tutti i consensi prestati a terzi.

 

"Con l'adozione del Registro il telemarketing è più aggressivo"

Sono affermazioni prive di riscontro. La certezza è che in seguito all'istituzione del Registro sono stati introdotti dei nuovi obblighi per gli operatori di telemarketing, grazie ai quali i cittadini hanno la possibilità di tutelare meglio i propri diritti. Infatti con l'avvio del servizio gli operatori che effettuano chiamate promozionali, tra le altre cose, sono obbligati a: indicare con precisione agli abbonati da dove sono stati estratti i loro dati personali; informarli della possibilità di iscrizione al Registro Pubblico delle Opposizioni al fine di non essere più contattati; garantire la propria identificazione mostrando il numero telefonico all'abbonato contattato.

 

"Uno strumento come il Registro esiste solo in Italia"

Il sistema che prevede l'esplicita opposizione al telemarketing da parte dell'abbonato è adottato da molti paesi europei, che hanno istituito analoghi strumenti chiamati "Robinson List". Tra questi vi sono: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Olanda, Norvegia, Regno Unito, Spagna. Mentre nel resto del mondo l'opt out è adottato per esempio negli USA, Australia e Nuova Zelanda. Dunque il Registro Pubblico delle Opposizioni, al contrario di quanto si vuole far credere, non è affatto un caso isolato, ma un sistema adottato dai maggiori paesi economicamente avanzati, alcuni dei quali hanno istituito l'opt out in materia di telemarketing telefonico da oltre dieci anni.

 

"L'iscrizione al Registro protegge da tutte le chiamate di telemarketing"

La legge stabilisce che gli operatori di telemarketing possono legittimamente effettuare chiamate pubblicitarie se hanno ottenuto il diretto consenso dell'interessato, indipendentemente dall'iscrizione nel Registro. Tale consenso potrebbe essere stato raccolto, per esempio, durante la stipula di contratti con le aziende dalle quali sono stati acquistati prodotti o servizi oppure durante la sottoscrizione di tessere di fidelizzazione cliente, raccolta punti, eccetera. Ai sensi del Codice in materia di protezione dei dati personali (Dlgs 196/2003), è possibile revocare il consenso dato a terzi inviando la richiesta cancellazione dei propri dati direttamente al soggetto titolare del trattamento dei dati; il titolare ha l'obbligo di rimuovere entro 15 giorni dalle proprie liste il numero telefonico in questione.

 

"Gli operatori di telemarketing non consultano il Registro perché le tariffe di accesso sono troppo alte"

Grazie all'utilizzo del Registro da parte della maggioranza degli operatori, con il Decreto Ministeriale del 23 dicembre 2011 emesso dal MSE è stato possibile l'abbassamento delle tariffe di accesso al servizio per il 2012 del 50% e in alcuni casi del 73% rispetto alle tariffe in vigore nel periodo precedente. Si tratta di una riduzione dei costi che incentiverà il rispetto della nuova normativa, agevolando anche gli operatori minori nella fruizione del servizio.