Aspetti di QoS nei servizi in cloud

Il Cloud Computing è un modello di elaborazione che permette l’utilizzo di un insieme di risorse hardware e/o software senza sapere dove queste siano fisicamente allocate, ma semplicemente accedendo alla rete.

Tale paradigma prevede, tipicamente, tre modelli di servizio:

  • Infrastructure as a Service (IaaS)
  • Platform as a Service (PaaS)
  • Software as a Service (SaaS)

Nel primo caso (Iaas), si ha un servizio che offre un’infrastruttura hardware all’utente che ne fa richiesta; nel secondo (PaaS) l’utente ha a disposizione, oltre all’infrastruttura, anche un sistema operativo sul quale può mandare in esecuzione del software; infine, nel terzo caso (SaaS), l’utente ha a disposizione un software con cui interagire per usufruire del servizio. 

Negli ultimi anni il cloud computing è cresciuto molto e, di conseguenza, sono cresciuti anche servizi, in particolare quelli di storage remoto (archiviazione dei dati). Data la natura del cloud, diventa interessante indagare su come questi servizi vengano percepiti dagli utenti, cercando di capire se coloro che offrono il servizio applichino politiche volte ad aumentare il grado di soddisfazione dell’utente finale, ad esempio geo-localizzazando l’utente con una connessione al server più vicino alla sua posizione.

Un tipico esempio di modello SaaS è “Dropbox”, servizio scelto da FUB come oggetto di un'indagine preliminare. In Dropbox, come in altri servizi di archiviazione disponibili in forma gratuita, l’utente utilizza un “software” (il client oppure l’interfaccia web) come servizio di storage remoto. Al servizio si accede dalla rete e l’utente può acquisire e rilasciare risorse in modo semplice e con uno sforzo minimo di gestione.

Lo studio ha avuto lo scopo di  indagare come lo stesso servizio è percepito da utenze di uno stesso provider e con lo stesso profilo ma in posizioni geograficamente distinte del territorio nazionale. La seconda parte dell’analisi è stata svolta approfondendo il modo in cui utenti di uno stesso provider e con profili differenti percepiscono il servizio stesso. È  stato inoltre indagato come varia la percezione del servizio di utenti di provider diversi, ovvero se le politiche di routing di ciascun operatore influenzano quella che possiamo genericamente definire la Quality of Experience. 

Tra i risultati più importanti di questa prima indagine, ancora in corso di studio, va evidenziato che, tramite lo sviluppo di appositi tool, si è potuto osservare che le politiche adottate dai maggiori distributori di servizi di storage remoto (Dropbox nel caso di specie)  non costituiscono un limite sul throughput disponibile (in alcuni casi superiore a quello della connessione dell’utente), ma la vera discriminante è il ritardo della rete. Tale ritardo può dipendere dalle politiche di priorità del traffico operate dell’operatore, ma soprattutto dalle politiche di vicinanza o meno all’utente adottate dal fornitore stesso del servizio. Se, ad esempio, si carica/scarica un file su una cartella in cloud non è fondamentale impiegare un secondo in più o in meno per terminare l’operazione; diversamente se si utilizza un programma in cloud, ad esempio la videoscrittura che gira su un terminale remoto, il ritardo della connessione impatta pesantemente sulla qualità percepita da chi sta scrivendo, facendo venir meno la sensazione di utilizzo di un programma in locale.