Uso efficiente dello spettro per le comunicazioni satellitari: il Tavolo Tecnico nazionale e il ruolo FUB

L’espansione delle reti satellitari pone nuove esigenze di coordinamento e coesistenza: dalle bande Ka ed E alla localizzazione dei gateway, le sfide tecniche per accompagnare lo sviluppo dei nuovi servizi

di Valeria Petrini e Silvi Kodra, Ricercatrici FUB dell’Area Telecomunicazioni

Negli ultimi anni la rapida espansione dei sistemi satellitari geostazionari (GSO) e non geostazionari (NGSO) ha reso cruciale la gestione delle risorse spettrali e la coesistenza tra reti spaziali e servizi terrestri. In risposta a questa evoluzione e ai nuovi scenari di connettività avanzata, l’Italia ha istituito il Tavolo Tecnico Frequenze Satellitari ai sensi della Legge n. 89/2025. Con il supporto tecnico-scientifico della Fondazione Ugo Bordoni, il Tavolo definisce modelli di condivisione dello spettro e criteri di localizzazione per i teleporti, con l’obiettivo di accompagnare la crescita del settore spaziale tutelando allo stesso tempo i servizi esistenti e la sicurezza nazionale.

Evoluzione delle comunicazioni satellitari nel contesto internazionale

Recentemente il settore delle comunicazioni satellitari è stato interessato da una rapida evoluzione, caratterizzata dalla crescente diffusione di sistemi NGSO, in particolare in orbita terrestre bassa (LEO), che si affiancano ai tradizionali sistemi GSO. L’impiego di costellazioni composte da un numero elevato di satelliti consente di estendere la copertura dei servizi a banda larga, raggiungendo anche aree remote o difficilmente servibili attraverso le sole infrastrutture terrestri. Parallelamente, l’aumento del numero di sistemi satellitari determina una crescente domanda di risorse spettrali e orbitali e rende più complessa la gestione delle interferenze e della coesistenza tra sistemi GSO e NGSO, nonché tra reti satellitari e servizi terrestri che operano nelle stesse bande di frequenza o in bande adiacenti. L’International Telecommunication Union (ITU) svolge un ruolo centrale in questo contesto attraverso la definizione della Radio Regulations (RR), che costituiscono il quadro internazionale per l’utilizzo dello spettro radioelettrico e delle risorse orbitali. Tale quadro viene aggiornato ogni quattro anni nell’ambito delle World Radiocommunication Conferences (WRC),  per tenere conto dell’evoluzione tecnologica e delle nuove esigenze di utilizzo dello spettro.

 

La WRC-27 comprende diciannove punti tecnici all’ordine del giorno, molti dei quali riguardano servizi satellitari e spaziali. Servono quindi criteri tecnici e procedure di coordinamento che proteggano i servizi esistenti e favoriscono l’uso efficiente dello spettro.

L’espansione dei sistemi satellitari e l’avanzamento dei nuovi servizi: le sfide per il coordinamento tra reti terrestri e non terrestri

Le reti satellitari stanno evolvendo verso servizi avanzati basati su sistemi GSO e, soprattutto, NGSO in orbite molto basse, basse e medie (VLEO, LEO e MEO). Tra questi, le comunicazioni Direct-to-Device (D2D) mirano a collegare direttamente i terminali mobili ai satelliti, estendendo la copertura in particolare nelle aree rurali e non servite.

 

I servizi D2D utilizzeranno inizialmente bande destinate al Mobile Satellite Service (MSS), tra cui la banda 2 GHz, armonizzata a livello globale. In questo ambito, nel maggio 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta di Regolamento – COM(2026) 311 final – volta ad aggiornare la disciplina europea sull’uso dello spettro destinato al MSS.

 

Parallelamente, a livello internazionale si valuta l’impiego per il D2D delle bande armonizzate per la telefonia mobile: la WRC-27, attraverso il punto 1.13, esamina la connettività satellitare nelle bande IMT fino a 2.6 GHz, mentre il Radio Spectrum Committee ha affidato alla CEPT lo studio delle bande IMT fino a 40 GHz. Il 3GPP sta inoltre sviluppando le specifiche per l’integrazione tra reti terrestri e non terrestri (TN/NTN), sempre più rivelante per garantire copertura, capacità e continuità dei servizi nelle future reti 6G. La crescente diffusione di sistemi GSO e NGSO nelle principali bande satellitari (L, S, Ka, Ku, Q, V, E e W) rende quindi essenziale definire adeguate condizioni di condivisione dello spettro tra sistemi terrestri e satellitari, attraverso un quadro nazionale coordinato con le disposizioni europee e ITU.

In Italia, la Legge n. 89/2025 “Disposizioni in materia di economia dello spazio”, ha definito il quadro nazionale per lo sviluppo delle attività spaziali. L’art. 26 affida al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) la definizione, tramite decreti attuativi, di modelli tecnici per la coesistenza tra stazioni satellitari e terrestri. In tale contesto, il MIMIT ha istituito un Tavolo Tecnico per l’uso efficiente dello spettro radioelettrico nelle comunicazioni satellitari.

Il Tavolo Tecnico sulle frequenze satellitari

Il Tavolo Tecnico per l’uso efficiente dello spettro radioelettrico per comunicazioni via satellite, istituito ai sensi della Legge n. 89/2025, ha l’obiettivo di definire a livello nazionale le regole tecniche necessarie a favorire lo sviluppo dei servizi satellitari e un uso efficiente dello spettro. Il Tavolo è composto da sette membri e riunisce le principali Autorità strategiche nazionali per la connettività e la sicurezza: il MIMIT, il Ministero della Difesa, l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) e l’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza (ACN). La Fondazione Ugo Bordoni partecipa al Tavolo con i propri esperti in materia di comunicazioni elettroniche, fornendo supporto tecnico-scientifico al MIMIT.

 

Le attività si concentrano sui tre ambiti individuati dall’art. 26:

  • garantire la coesistenza tra sistemi satellitari e terrestri
  • limitare le interferenze tra diverse reti satellitari
  • definire criteri per la localizzazione dei gateway terrestri.

L’Art. 26 della Legge in materia di economia dello spazio

Il Tavolo Tecnico svolge le attività di studio e valutazione, in coerenza con i principi di cui all’art. 26, co. 1, della Legge del 13 giugno 2025, n. 89:

 

  1. iniziative per l’uso avanzato dello spettro radioelettrico finalizzate, in attesa della pubblicazione di normative tecniche emesse dagli organismi internazionali a ciò preposti, all’adozione di modelli tecnici di coesistenza per la riduzione degli effetti di interferenza tra sistemi spaziali e sistemi terrestri
  2. studio e definizione di criteri per la riduzione delle interferenze tra reti satellitari diverse operanti nel territorio nazionale, per consentirne uno sviluppo armonizzato al crescere del traffico satellitare e dei nuovi servizi avanzati offerti
  3. studi e ricerche volti all’armonizzazione dei criteri di localizzazione dei gateways terrestri, volti a individuare aree con caratteristiche orografiche e di uso del suolo adatte a ospitare siti multipli in grado di garantire la simultanea operatività di stazioni terrestri, afferenti anche a costellazioni diverse, minimizzando l’interferenza aggregata verso stazioni terrestri e le aree di esclusione complessiva per i sistemi terrestri

 

Il punto a) dell’art. 26 evidenzia la necessità di sviluppare modelli tecnici di coesistenza tra sistemi satellitari e terrestri.

 

A livello nazionale e internazionale, alcune bande già utilizzate dai sistemi terrestri stanno assumendo un interesse strategico anche per le comunicazioni satellitari. In questo contesto, risulta fondamentale definire a livello nazionale le condizioni tecniche di coesistenza, elaborando specifici modelli condivisi tra tutti gli attori che utilizzano lo spettro. Tra i principali casi di convergenza tra i due settori figurano la banda Ka (18-30 GHz) e la banda E (60-90 GHz). Nell’ambito del Tavolo Tecnico, la Fondazione Ugo Bordoni contribuisce alla definizione delle metodologie di coesistenza previste dal punto a) dell’art. 26, sulla base dell’esperienza maturata nel coordinamento tra sistemi terrestri e satellitari e della partecipazione ai tavoli tecnici internazionali della CEPT e dell’ITU.

 

La Fondazione sta inoltre assicurando al Tavolo supporto specialistico per l’attività prevista dal punto c) dell’art. 26, relativa alla definizione di aree preferenziali per l’installazione dei teleporti, al fine di agevolare il coordinamento tra gateway satellitari e i sistemi terrestri.

La banda 28 GHz: coesistenza e gestione delle autorizzazioni

Tra le bande esaminate dal Tavolo Tecnico riveste particolare interesse la banda 28 GHz (27.5-29.5 GHz), già analizzata da parte di FUB per la definizione di un modello di condivisione tra servizi satellitari e terrestri in coerenza con la Delibera AGCOM 426/21/CONS. Secondo le RR, la banda è allocata su base primaria, tra gli altri, al servizio fisso (FS) e al servizio fisso satellitare (FSS, nella direzione terra-spazio). La banda è utilizzata da un numero crescente di sistemi satellitari geostazionari e non geostazionari per la fornitura di servizi a banda larga per consumatori e imprese.

 

In Italia il servizio fisso opera tramite la tecnologia Wireless Local Loop (WLL) con collegamenti punto-punto e punto-multipunto. La Decisione Europea ECC (05)01 consente ai sistemi FSS coordinati di utilizzare l’intera banda 27.5-29.5 GHz, determinando quindi una condivisione dello spettro tra stazioni di terra FSS e sistemi FS. Lo scenario di coesistenza considera le nuove stazioni di terra FSS in uplink come sorgenti interferenti e le stazioni riceventi FS come “sistemi vittima” (Figura 1).

 

 

Il modello tecnico, predisposto dal MIMIT con il supporto tecnico della FUB per garantire la compatibilità elettromagnetica tra i servizi satellitari e terrestri, si basa sull’analisi del Minimum Coupling Loss (MCL) e sul criterio di protezione del rapporto interferenza-rumore (I/N), in conformità con il quadro normativo internazionale. La metodologia consente di definire le condizioni tecniche necessarie alla coesistenza e alla reciproca operatività delle infrastrutture.

La banda E: regolamentazione in ambito ITU in fase di definizione

Le bande 71-76 GHz e 81-86 GHz stanno assumendo crescente interesse per i sistemi satellitari di nuova generazione e per i collegamenti ad alta capacità. Le bande sono già attribuite dal RR ai servizi interessati, incluso il servizio fisso e, rispettivamente, il servizio fisso satellitare nella tratta spazio-terra nella banda 71-76 GHz (downlink) e terra-spazio nella banda 81-86 GHz (uplink). Il quadro di condivisione non è tuttavia completo, poiché mancano specifici limiti di Power Flux Density (PFD) per le stazioni spaziali e di Equivalent Isotropically Radiated Power (EIRP) per le stazioni satellitari terrestri. La loro definizione, ai fini della protezione dei servizi fisso e mobile, è oggetto del punto 1.10 della WRC-27.

 

I due versi di collegamento presentano problematiche interferenziali differenti (Figura 2). Nel DL 71-76 GHz, le emissioni satellitari possono interferire con i ricevitori FS e la protezione si basa sulla PFD, per la quale sono allo studio maschere dipendenti dall’angolo di arrivo del segnale. Nell’uplink 81-86 GHz, invece, la sorgente interferente è la stazione terrestre FSS e la compatibilità dipende principalmente dalla localizzazione del gateway, EIRP verso l’orizzonte, caratteristiche e puntamento delle antenne, geometria dei collegamenti FS e condizioni di propagazione.

 

In attesa degli esiti della WRC-27, alcune amministrazioni stanno già valutando o autorizzando l’impiego delle bande E per gateway satellitari. Si pone quindi la necessita di gestire le richieste nazionali conciliando l’introduzione di nuovi sistemi con la protezione degli utilizzatori terrestri e prevedendo un eventuale adeguamento delle condizioni autorizzative al futuro quadro internazionale. La definizione di un approccio nazionale per questa fase transitoria è pertanto rilevante per le attività previste dall’art. 26. Un primo riferimento è rappresentato dall’esperienza britannica di Ofcom, descritta nella sezione successiva.

Regime autorizzativo e criteri di coesistenza per i gateway NGSO nella banda E: il procedimento di Ofcom

Nel Regno Unito, l’impiego della banda E da parte di sistemi satellitari NGSO è stato oggetto di uno specifico procedimento autorizzativo condotto da Ofcom a seguito della richiesta presentata da Starlink nel dicembre 2024. La richiesta riguardava l’utilizzo delle bande 71-76 GHz e 81-86 GHz presso tre gateway NGSO già operativi. L’autorizzazione, formalizzata da Ofcom nell’ottobre 2025, ha carattere temporaneo, con validità fino al 31 dicembre 2028, in considerazione dell’assenza di criteri ITU definitivi per la condivisione della banda E tra sistemi satellitari e servizio fisso, nell’attesa degli sviluppi regolamentari associati alla WRC-27.

 

Il procedimento britannico rappresenta quindi un esempio di gestione nazionale della banda E in assenza di un quadro internazionale definitivo. L’approccio adottato combina limiti PFD per la protezione del FS, vincoli di potenza e di emissioni indesiderate, restrizioni sugli angoli di elevazione, coordinamento geografico e limitazioni sul numero di trasmettitori simultanei, fornendo un regime transitorio destinato a essere riesaminato alla luce degli sviluppi della WRC-27 e dei successivi lavori ITU.

Criteri di localizzazione dei gateway satellitari e dei teleporti nel quadro dell’art. 26

La FUB supporta i lavori del Tavolo Tecnico relativi al punto c) dell’art. 26, dedicato alla definizione di criteri per la localizzazione dei teleporti, con cui si intendono le infrastrutture di terra che collegano la rete satellitare allo spazio e alle reti di telecomunicazione terrestri (come le dorsali in fibra ottica e la rete Internet globale).

 

La crescente diffusione dei sistemi satellitari NGSO e l’impiego di frequenze sempre più elevate richiedono infatti un approccio omogeneo che consideri aspetti radioelettrici, orografici, ambientali e infrastrutturali.

 

  • Criteri radioelettrici e di coesistenza – La localizzazione dovrebbe tenere conto della presenza di sistemi terrestri nelle bande interessate, delle relative frequenze, potenze, larghezze di banda, caratteristiche delle antenne e direzioni di puntamento. Per i sistemi NGSO, la variabilità della geometria orbitale rende inoltre rilevante la valutazione della visibilità del cielo e degli angoli di elevazione.
  • Criteri orografici e ambientali – Devono essere valutati la presenza di ostacoli naturali o artificiali, la visibilità del cielo e le caratteristiche del terreno, insieme ai principali rischi sismici, idrogeologici e meteorologici.
  • Criteri infrastrutturali e di resilienza – Un ulteriore elemento di valutazione è rappresentato dalla disponibilità di fibra ottica, alimentazione elettrica affidabile e ridondante, connettività verso le principali reti di trasporto e data center, nonché dalla possibilità di realizzare sistemi di backup e successive espansioni del sito.

 

Metodologia e rappresentazione cartografica

I diversi criteri possono essere integrati in una metodologia multilivello: individuazione preliminare delle aree non idonee, analisi radioelettriche e orografiche di dettaglio e verifica delle infrastrutture disponibili. I risultati possono essere rappresentati mediante mappe tematiche nazionali che, combinando i diversi vincoli, individuino le aree potenzialmente idonee (Figura 3) e supportino la successiva valutazione tecnica e autorizzativa dei singoli siti.

 

Una sfida strategica per lo spettro e per le infrastrutture del futuro

L’evoluzione delle comunicazioni satellitari rende sempre più necessario un approccio coordinato alla gestione dello spettro, capace di accompagnare l’innovazione garantendo al tempo stesso la protezione dei servizi esistenti e la resilienza delle infrastrutture. La definizione di criteri tecnici condivisi assume particolare rilievo in una fase in cui il quadro internazionale è ancora in evoluzione e nuovi scenari, dalle reti NGSO ai servizi D2D, stanno modificando rapidamente le esigenze di connettività.

 

In questo contesto, il presidio storico della Fondazione Ugo Bordoni e l’esperienza maturata nel settore delle telecomunicazioni costituiscono un patrimonio consolidato di competenze tecnico-scientifiche – sviluppate nel coordinamento tra sistemi terrestri e satellitari e nella partecipazione ai lavori CEPT e ITU – che consente di supportare le Istituzioni nell’analisi di scenari complessi e nella definizione di metodologie tecniche e criteri condivisi.

 

Dalla gestione della coesistenza nelle bande Ka ed E alla valutazione dei criteri di localizzazione dei gateway, l’attività di ricerca e supporto tecnico-scientifico può contribuire a trasformare l’evoluzione tecnologica in soluzioni regolamentari e autorizzative. In prospettiva, il consolidamento di metodologie condivise e strumenti di analisi territoriali potrà favorire decisioni tempestive e coerenti con l’evoluzione del quadro europeo e internazionale, contribuendo a uno sviluppo coordinato e sostenibile delle comunicazioni satellitari in Italia.

Aree di riferimento: