di Claudia Carciofi, Ricercatrice FUB della Direzione Ricerca, Innovazione e Strategie
Il passaggio al 6G richiederà un’evoluzione delle infrastrutture di comunicazione, dei modelli di utilizzo dello spettro e dei criteri di regolamentazione delle frequenze radio. Le attività internazionali di standardizzazione e pianificazione stanno definendo le caratteristiche della nuova generazione mobile, destinata a integrare reti terrestri, sistemi satellitari, intelligenza artificiale e applicazioni avanzate. In Europa, la disponibilità di nuove risorse spettrali, in particolare nella banda superiore dei 6 GHz, rappresenta uno degli elementi centrali per sostenere lo sviluppo del 6G. La definizione delle condizioni tecniche di utilizzo e dei meccanismi di coesistenza tra diversi sistemi radio sarà determinante per garantire innovazione, competitività industriale e uso efficiente dello spettro.
Verso il 2030, come evolvono le comunicazioni wireless
L’avvio delle attività di standardizzazione e pianificazione dello spettro per il 6G segna l’inizio di una nuova fase nello sviluppo delle comunicazioni wireless. Se il 5G ha ampliato le capacità delle reti mobili, aumentando la velocità di trasmissione e abilitando servizi avanzati a banda larga, comunicazioni massive tra macchine e applicazioni a bassa latenza, la sesta generazione punta a integrare nuove funzionalità, tra cui servizi basati sull’intelligenza artificiale, sensing e comunicazioni, gestione nativa delle risorse di calcolo e un uso più efficiente dello spettro.
Il 6G rappresenta la prossima evoluzione delle comunicazioni mobili e promette di trasformare profondamente il modo in cui persone, imprese e infrastrutture digitali si connettono e interagiscono. Sebbene il 5G sia ancora in fase di consolidamento, istituzioni internazionali, organismi di standardizzazione e autorità di regolamentazione stanno già definendo le basi tecnologiche e normative della sesta generazione mobile, con l’obiettivo di renderne possibile il lancio commerciale intorno al 2030.
A differenza delle precedenti evoluzioni, il 6G non sarà soltanto una rete mobile più veloce. La sua architettura sarà concepita per integrare in modo nativo reti terrestri e satellitari, servizi Wi-Fi, applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, sensori distribuiti e comunicazioni dirette tra satelliti e dispositivi terrestri (Direct-to-Device, D2D). In questo scenario, la gestione dello spettro radio e in particolare della banda dei 6 GHz assume un ruolo strategico per il futuro digitale europeo.
La definizione di una strategia europea sullo spettro rappresenta un elemento essenziale per garantire la nascita di un mercato comune per apparati di rete e terminali, favorendo economie di scala e assicurando la competitività dell’industria europea nel nuovo ciclo tecnologico.

Gli scenari d’uso del 6G: oltre la connettività mobile
L’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) sta definendo [1,2,3] il quadro di riferimento per l’IMT-2030 che identifica i requisiti tecnici, gli obiettivi e le capacità del futuro sistema 6G. L’idea di fondo è ampliare le funzionalità del 5G introducendo nuove modalità di comunicazione e nuovi modelli di utilizzo.
Rispetto al 5G, il paradigma IMT-2030 amplia significativamente gli scenari di utilizzo. Alle tradizionali categorie eMBB (enhanced Mobile Broadband), URLLC (Ultra-Reliable Low Latency Communications) e mMTC (massive Machine Type Communications) si affiancano nuovi scenari caratterizzati da una più stretta integrazione tra comunicazioni, elaborazione dei dati e percezione dell’ambiente.
Tra gli scenari previsti figurano: le comunicazioni immersive, destinate a supportare realtà virtuale, realtà aumentata e mondi virtuali sempre più realistici; le comunicazioni massive per l’Internet delle cose; le applicazioni industriali a bassissima latenza e altissima affidabilità; la connettività ubiqua anche nelle aree meno servite; l’integrazione tra intelligenza artificiale e reti di comunicazione; le tecnologie ISAC (Integrated Sensing and Communications), che permetteranno alle reti di comunicare e contemporaneamente monitorare l’ambiente circostante.
Come mostrato nella Figura 1, oltre al potenziamento degli scenari d’uso del 5G, si prevede che il 6G consentirà nuovi scenari di utilizzo derivanti da funzionalità come l’intelligenza artificiale e il sensing, che le generazioni precedenti non erano state progettate per supportare.
Le comunicazioni immersive comprendono casi d’uso che offrono agli utenti un’esperienza video interattiva (immersiva), incluse le interazioni con le macchine in riferimento ai mondi virtuali. In tale contesto è essenziale trovare un equilibrio tra velocità di trasmissione dati più elevate e l’incremento di mobilità in diversi ambienti. A tal fine occorre garantire un’adeguata copertura e capacità delle reti utilizzando per esempio le frequenze nelle cosiddette “mid bands”.
Lo scenario d’uso delle comunicazioni IoT massive riguarda la connessione di un numero molto elevato di dispositivi, inclusi quelli a bassissimo consumo energetico, che richiedono velocità di trasmissione basse o moderate in un’ampia area di copertura. Tale scenario potrebbe essere supportato al meglio da reti che utilizzano bande di frequenza basse e medie e si rendono necessarie reti non terrestri per garantire la copertura globale. Rispetto al 5G, il 6G mira ad aumentare il numero e la densità dei dispositivi connessi.
L’intelligenza artificiale e le comunicazioni richiedono un’elevata capacità e velocità di trasmissione dei dati, nonché bassa latenza e alta affidabilità. Casi d’uso tipici includono la guida autonoma assistita, la collaborazione autonoma tra dispositivi per applicazioni di assistenza medica e la creazione e previsione tramite digital twin. Anche questo scenario d’uso potrebbe essere supportato dalle reti 6G nelle bande medie, che forniscono un’adeguata capacità e copertura. I casi d’uso di intelligenza artificiale e comunicazione sono in una fase iniziale e fanno parte delle attività di ricerca e sviluppo.
Il rilevamento e la comunicazione integrati (ISAC) forniscono informazioni spaziali su oggetti non connessi, nonché su dispositivi connessi, sui loro movimenti e sull’ambiente circostante. Le prime attività di ricerca e sviluppo hanno presentato due diversi approcci di implementazione di rete: l’utilizzo di alcune sottoportanti delle reti 6G nelle bande basse e medie per il rilevamento; reti specializzate per ISAC nello spettro ad altissima frequenza (per esempio, onde millimetriche o sub-THz).
Dal punto di vista spettrale, questi scenari determinano esigenze profondamente differenziate. Le comunicazioni immersive richiedono ampie porzioni di spettro nelle bande medie per coniugare capacità e copertura. Le applicazioni industriali necessitano invece di risorse dedicate in contesti locali. Mentre i servizi di connettività ubiqua richiedono il supporto combinato di bande basse e componenti satellitari.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda l’integrazione tra reti terrestri e non terrestri (NTN). Le future reti 6G potranno utilizzare costellazioni satellitari in orbita bassa (LEO), media (MEO) e geostazionaria (GEO), creando infrastrutture ibride capaci di garantire copertura globale, maggiore resilienza e continuità di servizio anche in aree remote o in situazioni di emergenza.

Figura 1 – Scenari d’uso 6G [2]
Nuove funzionalità e obiettivi di prestazione della sesta generazione mobile
Come mostrato in Figura 2, si prevede che l’IMT-2030 offra funzionalità potenziate rispetto al 5G [3], nonché funzionalità aggiuntive necessarie per supportare i nuovi scenari d’uso. Gli intervalli di valori indicati per le funzionalità rappresentano obiettivi stimati per le attività di ricerca relative all’IMT-2030. Per ogni scenario di utilizzo, vengono definiti tramite ulteriori Raccomandazioni o Report ITU-R uno o più requisiti specifici compresi in tali intervalli. Tali valori potranno dipendere da determinati parametri, quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la gamma di frequenze, la larghezza di banda e lo scenario di implementazione. Infine, i valori indicati per le funzionalità si applicano solo ad alcuni scenari di utilizzo e potrebbero non essere raggiunti simultaneamente all’interno di uno specifico scenario.

Figura 2 – Funzionalità nuove e avanzate 6G [2]
Requisiti tecnici di prestazione: sensing, intelligenza artificiale e resilienza
In ambito ITU-R (Working Party 5D) sono stati definiti a febbraio [4] i requisiti tecnici prestazionali per il 6G. Tali requisiti sono fondamentali per la valutazione da parte di ITU-R delle interfacce radio 6G e dovranno essere approvati a dicembre dal gruppo ITU‑R Study Group 5, responsabile per i servizi di radiocomunicazione terrestri.
La bozza di nuovo Report [4] delinea venti requisiti di prestazione tecnica, sette dei quali sono nuovi e specificamente concepiti per descrivere le prestazioni del 6G.
Tra i nuovi requisiti meritano particolare attenzione quelli relativi al sensing per ISAC e all’Intelligenza Artificiale.
Le capacità di sensing vengono misurate in base a diversi requisiti di prestazione tecnica (Tabella 1).

Tabella 1 – Specifiche requisiti sensing [4]
Le capacità correlate all’AI si riferiscono alla possibilità di fornire determinate funzionalità nell’ambito dell’IMT-2030 per supportare applicazioni tra cui:
- RIT (Radio Interface Technologies)/SRIT (Set of Radio Interface Technologies) che facilitano applicazioni di AI, ovvero “Rete per AI” (Network for AI)
- AI per migliorare le prestazioni di RIT/SRIT, ovvero “AI per la rete” (AI for network)
L’implementazione di AI richiede di includere nel 6G il supporto per una o più delle seguenti funzionalità: raccolta dati, elaborazione distribuita, apprendimento distribuito, addestramento di modelli AI.
Un altro aspetto molto importante per il 6G riguarda gli aspetti di efficienza energetica e di sostenibilità ambientale. L’efficienza energetica della RIT/SRIT può essere caratterizzata valutando l’efficienza energetica della rete e dei dispositivi. La RIT/SRIT deve essere in grado di supportare un funzionamento efficiente dal punto di vista energetico garantendo un basso consumo energetico relativo nei casi di carico selezionati, prendendo in considerazione almeno lo scenario a carico nullo (L = 0%) e uno scenario con carico (0% < L ≤ 30%), dove L rappresenta il rapporto di utilizzo delle risorse di rete.
Infine, vanno evidenziati i requisiti di resilienza e connettività estesa. La resilienza si riferisce alla capacità delle reti e dei sistemi di continuare a funzionare correttamente durante e dopo un’interruzione del servizio, come la perdita della fonte di alimentazione primaria. Il RIT/SRIT dovrebbe supportare funzionalità sull’interfaccia radio che consentano il funzionamento continuo o un rapido ripristino temporaneo durante e dopo perturbazioni dell’infrastruttura radio.
La connettività estesa si riferisce alla capacità di fornire connettività in aree attualmente prive di copertura o scarsamente coperte a causa di sfide legate alle condizioni geografiche, come la mancanza di infrastrutture terrestri (per esempio cavi in fibra e alimentazione elettrica), laddove gli utenti desiderino accedere a servizi di comunicazione. Il RIT/SRIT dovrebbe disporre di funzionalità che supportino la fornitura di connettività geograficamente estesa in tali aree.
Le funzionalità relative alla resilienza e alla connettività estesa possono includere, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il supporto per la connessione a una o più delle seguenti infrastrutture di rete avanzate all’interno della componente terrestre dell’IMT: HIBS, infrastrutture di rete condivise per fornire connettività estesa, ridondanza o backup, stazioni base a bordo di veicoli, dirigibili e/o imbarcazioni.
Comunicazioni satellitari e reti integrate: verso una connettività senza confini
Uno degli elementi distintivi del 6G sarà l’integrazione sistematica tra infrastrutture terrestri e non terrestri (Non-Terrestrial Networks, NTN). La convergenza tra reti mobili e satellitari sta accelerando grazie alle attività di standardizzazione del 3GPP e dell’ITU-R.
Già nel contesto del 5G sono stati definiti [5] i requisiti per l’introduzione di una componente satellitare all’interno dell’ecosistema IMT-2020. Tale evoluzione proseguirà nel 6G attraverso un’integrazione ancora più stretta tra reti mobili terrestri e costellazioni satellitari multi-orbita.
Il 3GPP ha introdotto le reti non terrestri NR (NR-NTN) e le reti non terrestri IoT (IoT-NTN) nell’ambito della Release 17 [7], estendendo lo standard 5G per supportare comunicazioni affidabili via satellite.
L’integrazione tra reti terrestri e satellitari per una copertura estesa
Le future reti NTN potranno utilizzare satelliti in orbita bassa (LEO), media (MEO) e geostazionaria (GEO), operando singolarmente o attraverso architetture multi-orbita. L’introduzione di collegamenti inter-satellite, l’impiego dell’intelligenza artificiale nella gestione delle risorse radio e l’utilizzo di tecniche avanzate di orchestrazione consentiranno di estendere la copertura e aumentare la resilienza delle reti terrestri.
L’integrazione tra reti TN e NTN risponde anche agli obiettivi europei di resilienza delle infrastrutture digitali e di riduzione del divario territoriale, consentendo di estendere i servizi di comunicazione a zone rurali, marittime e remote.
FUB ha effettuato un’analisi delle architetture e degli scenari d’uso delle reti NTN [6]. Gli scenari di implementazione delle reti NTN comprendono costellazioni GEO e non-GEO, HAPS e UAV, nonché sia implementazioni NTN stand alone sia architetture integrate terrestri/non terrestri.
Si riportano i principali casi d’uso delle reti NTN:
- estensione della copertura – consente di servire aree prive di copertura (remote, aeree, marittime) e aree con copertura insufficiente (rurali/suburbane)
- continuità del servizio – garantisce una connettività M2M/IoT affidabile per utenti su piattaforme in movimento, come veicoli, aeromobili, navi, treni ad alta velocità, in particolare per comunicazioni mission-critical
- scalabilità della rete – supporta una distribuzione multicast/broadcast efficiente verso nodi edge e terminali utente
Per fornire i servizi NTN nei diversi scenari applicativi (Figura 3) occorre garantire un’adeguata copertura attraverso l’uso di diverse piattaforme satellitari (GEO, LEO, HAPS, eccetera). FUB ha effettuato una prima valutazione semplificata [9] delle coperture satellitari di piattaforme LEO e HAPS confrontando i footprint terrestri in funzione dell’angolo di elevazione e per diverse altezze dei satelliti [6]. I risultati preliminari indicano un possibile ruolo complementare delle piattaforme satellitari NTN dove i sistemi LEO servono per garantire una vasta copertura mentre le piattaforme HAPS per il potenziamento della capacità in aree limitate locali.

Figura 3 – Scenari applicativi reti NTN [7,8]
Direct-to-Device: la nuova frontiera della connettività satellitare
Tra i temi più emergenti delle reti NTN figura la connettività satellitare Direct-to-Device (D2D), che consente la comunicazione diretta tra terminali mobili commerciali e i sistemi satellitari (Figura 4).

Figura 4 – Schema collegamento D2D satellite -UE
Le soluzioni oggi in fase di sviluppo seguono due modelli principali. Il primo utilizza frequenze assegnate ai servizi mobili satellitari (MSS). Tale approccio presenta il vantaggio di richiedere limitati interventi regolamentari aggiuntivi, ma necessita del supporto dei produttori di chipset e terminali.
Il secondo approccio fa riferimento a bande terrestri identificate per i servizi IMT. Questa soluzione consente potenzialmente l’utilizzo di smartphone standard già presenti sul mercato, ma richiede meccanismi di coordinamento tra reti mobili e satellitari, nonché la definizione di nuove regole di coesistenza.
Le questioni regolamentari associate al D2D costituiscono uno dei principali temi all’ordine del giorno della World Radiocommunication Conference 2027 (WRC-27) e sono oggetto di approfondimento da parte del RSPG e della CEPT.
L’Agenda Item (AI) WRC27 1.13 riguarda la possibilità di introdurre nuove attribuzioni al Servizio Mobile via Satellite (MSS) per consentire la connettività diretta tra stazioni spaziali e terminali mobili IMT (Direct-to-Device, D2D), come previsto dalla Resolution 253 (WRC-23). L’obiettivo è permettere ai satelliti di operare come componente delle reti IMT, estendendo la copertura delle reti mobili terrestri, soprattutto nelle aree non servite o con copertura limitata.
Nello sviluppo di questo sistema risulta fondamentale:
- garantire che l’integrazione della componente satellitare non provochi interferenze sulle reti mobili terrestri, assicurando la protezione sia delle stazioni base IMT (BS) sia dei terminali d’utente (UE)
- assicurare la protezione di tutti i servizi già operanti nelle stesse bande di frequenza (servizi incumbent), sia in banda sia nelle bande adiacenti, evitando interferenze dannose
In sintesi, l’Agenda Item 1.13 mira a favorire l’integrazione tra reti satellitari e reti mobili terrestri per la connettività diretta ai dispositivi, mantenendo al contempo la piena tutela dei sistemi radio già esistenti.
La posizione preliminare della CEPT su WRC27 AI 1.13 [10] prevede di valutare la possibilità di introdurre nuove attribuzioni al Servizio Mobile via Satellite (MSS) per consentire la connettività diretta tra stazioni spaziali e terminali IMT (Direct-to-Device, D2D). L’obiettivo è integrare la copertura delle reti mobili terrestri IMT nella gamma di frequenze 694-2700 MHz, garantendo la protezione dei servizi incumbent.
La Commissione Europea ha predisposto una RSPG opinion su D2D [12]. Il documento propone un quadro europeo armonizzato per lo sviluppo dei servizi satellitari Direct-to-Device, con l’obiettivo di favorire il mercato unico, garantire la compatibilità con le reti terrestri e proteggere gli altri servizi radio. Le principali raccomandazioni riguardano la definizione di regole tecniche comuni da parte della CEPT, l’aggiornamento della normativa europea, l’introduzione di requisiti comuni per gli operatori satellitari e la predisposizione di meccanismi di coordinamento, in vista anche delle decisioni della WRC-27.
La CEPT sta lavorando alla definizione delle condizioni tecniche armonizzate per l’uso di sistemi D2D in risposta al mandato della Commissione Europea [11]. L’obiettivo di questo mandato è valutare la fattibilità e definire le condizioni tecniche armonizzate che consentano l’utilizzo delle bande di frequenza armonizzate a livello dell’Unione europea, destinate ai servizi terrestri di comunicazione elettronica (ECS), anche da parte di sistemi satellitari in grado di fornire connettività diretta ai dispositivi IMT (Direct-to-Device, D2D-IMT).
Il mandato prevede di studiare e valutare la fattibilità operativa, la coesistenza e la compatibilità dell’utilizzo, da parte di sistemi satellitari in grado di fornire connettività Direct-to-Device IMT (D2D-IMT), delle principali bande di frequenza armonizzate dell’UE destinate ai sistemi terrestri per i servizi di comunicazione elettronica (ECS). Tra queste rientrano le bande 700 MHz, 800 MHz, 900 MHz, 1,5 GHz, 1,8 GHz, 2 GHz, 2,6 GHz, 3,6 GHz, 26 GHz e 42 GHz.
L’analisi dovrà garantire che l’impiego satellitare protegga le reti terrestri IMT che già utilizzano tali bande per fornire servizi di comunicazione elettronica e non provochi interferenze agli altri servizi esistenti, terrestri e non terrestri, operanti nelle stesse bande e in quelle adiacenti, tenendo conto anche della loro possibile evoluzione futura.
Gli studi dovranno inoltre considerare la compatibilità ai confini tra i vari paesi sia all’interno dell’Unione europea sia nelle aree transfrontaliere, comprese le frontiere esterne dell’UE.
Infine, dovranno essere individuate quali tra le bande considerate siano effettivamente idonee all’introduzione della connettività satellitare D2D-IMT, sulla base dei risultati delle analisi di coesistenza.
Il ruolo del Wi-Fi nell’evoluzione delle reti di nuova generazione
Quando si parla di 6G si tende a pensare esclusivamente alle reti cellulari. In realtà, il futuro assetto delle comunicazioni sarà caratterizzato da una crescente integrazione tra reti mobili e reti Wi-Fi.
Le reti WAS/RLAN, che comprendono le tecnologie Wi-Fi, continueranno a svolgere un ruolo essenziale nella connettività locale, soprattutto negli ambienti indoor e ad alta densità di traffico. Già oggi servizi come il VoWiFi consentono di utilizzare reti Wi-Fi per effettuare chiamate vocali tramite l’infrastruttura degli operatori mobili. Con il 6G questa integrazione diventerà ancora più radicata.
Il 6G dovrà pertanto essere concepito come parte di un sistema convergente in cui accessi cellulari e Wi-Fi cooperano per garantire continuità di servizio, efficienza spettrale e ottimizzazione delle risorse.
Applicazioni come realtà aumentata, automazione industriale, cloud computing e intelligenza artificiale distribuita richiederanno infatti una combinazione di connettività locale ad altissima capacità e copertura geografica estesa. Le reti Wi-Fi contribuiranno inoltre a ridurre la congestione delle reti cellulari nelle aree ad alta densità di utenti, come centri urbani, stadi e grandi eventi.
Questi aspetti assumono particolare rilevanza nel dibattito sulla banda 6 GHz, oggi oggetto di una competizione strategica tra il settore mobile e quello Wi-Fi.
Nel RSPG Report sulla visione strategica del 6G [13] si evidenzia l’importanza dello spettro senza licenza come motore di innovazione e della connettività wireless, in particolare negli ambienti indoor. Si sostiene un approccio tecnologicamente neutrale, evitando contrapposizioni tra Wi-Fi, reti mobili e satelliti, e si ribadisce che le bande “license-exempt” devono rimanere accessibili a tutte le tecnologie, incluse 5G e 6G.
Le tecnologie WAS/RLAN (Wireless Access Systems / Radio Local Area Networks, come il Wi-Fi) e le reti mobili, incluse le future reti 6G, tenderanno a convergere per offrire una connettività continua ad alte prestazioni in diversi ambienti.
In questo modello, i sistemi WAS/RLAN garantiscono la connettività soprattutto negli ambienti indoor, mentre le reti 6G forniscono la copertura su aree più estese. Nuovi casi d’uso come realtà aumentata/virtuale (AR/VR), trasporti automatizzati, IoT, e tecnologie emergenti come intelligenza artificiale (AI) e cloud computing dipendono dalla combinazione di connettività locale e globale per garantire scalabilità e flessibilità.
La visione europea per lo sviluppo del 6G: strategia e roadmap
Il Radio Spectrum Policy Group (RSPG), organo consultivo della Commissione europea in materia di politica dello spettro, ha recentemente definito una Strategic Vision [13] e una Spectrum Roadmap per il 6G [15].
Secondo la visione dell’RSPG, il 6G potrà essere implementato in tutte le bande già armonizzate per i servizi di comunicazione elettronica. Le bande sotto 1 GHz garantiranno copertura nazionale e indoor; le bande intermedie tra 1 e 4 GHz supporteranno capacità e copertura nelle aree urbane e suburbane; mentre le bande millimetriche a 26 GHz e 42 GHz consentiranno servizi a capacità estremamente elevata in contesti specifici.
Le bande di frequenza in discussione per il 6G a livello internazionale sono mostrate in Figura 5. Tuttavia, il RSPG individua nella banda superiore dei 6 GHz il principale candidato per il lancio iniziale del 6G in Europa. L’obiettivo è creare un mercato europeo comune per infrastrutture e terminali 6G, favorendo economie di scala e una diffusione omogenea dei servizi in tutti gli Stati membri.

Figura 5 – Bande di frequenza oggetto di studio per 6G [13]
RSPG ritiene un elemento strategico per il 6G la condivisione dello spettro, promuovendo un uso più flessibile e dinamico delle frequenze – anche tra servizi diversi – e invita i regolatori e l’industria a favorire l’innovazione e una maggiore efficienza nell’uso dello spettro radio. Anche la ricerca avrà un ruolo fondamentale per identificare soluzioni avanzate per la condivisione dello spettro nelle reti 6G.
Durante il mese di giugno è stata pubblicata da RSPG una roadmap strategica dello spettro per il 6G in Europa, con l’obiettivo di rendere disponibili le reti 6G entro il 2030 [15].
La strategia punta a creare un mercato europeo armonizzato, garantendo disponibilità di spettro in più bande di frequenza, la coesistenza con le reti esistenti e lo sviluppo di nuove applicazioni industriali e verticali. Il documento sottolinea anche l’importanza della condivisione dello spettro, dell’interoperabilità tra reti terrestri e non terrestri (NTN) e dell’evoluzione coordinata delle tecnologie.
La banda per il lancio del 6G sarà la banda superiore dei 6 GHz, che dovrebbe fornire almeno 540 MHz continui di spettro. Sono inoltre oggetto di studio per la WRC27 possibili nuove bande per il 6G tra cui la banda 7125-7250 MHz.
La banda 6425-7125 MHz è oggetto di mandato UE per armonizzazione futura [18]. La CEPT dovrà inoltre rivedere le condizioni tecniche delle bande già armonizzate per renderle adatte al 6G.
Le bande 26 GHz e 42 GHz risultano già armonizzate ma ancora poco utilizzate, non sostituiscono le bande medie per la copertura, sono importanti per hotspot ad altissima capacità ma devono essere supportate da dispositivi e reti.
Un ruolo importante per il 6G sarà svolto dalle reti locali per usi verticali. La banda 3.8-4.2 GHz è già armonizzata in Europa e adatta a reti locali 6G (industrie, verticali).
Le frequenze molto alte (sub-THz) sono ancora in fase di studio e non saranno disponibili per il lancio del 6G nel 2030.
Anche la CEPT ha individuato una propria roadmap per il 6G [16]. Le fasi strategiche principali nel percorso verso il 6G prevedono:
- progetti di ricerca UE (Horizon Europe, “6G flagship”)
- visione strategica RSPG (2025)
- standardizzazione iniziale 3GPP (2028)
- definizione delle bande di frequenza (anche nuove) per il 6G
- risultati della World Radiocommunication Conference 2027
- condizioni tecniche armonizzate (2027-2028)
- autorizzazioni nazionali (dal 2029)
- lancio commerciale iniziale (dal 2030)
La banda alta dei 6 GHz: il fattore abilitante per la sesta generazione mobile
Tra tutte le risorse spettrali disponibili, la banda superiore dei 6 GHz (6425-7125 MHz) è considerata la principale candidata per il lancio del 6G in Europa entro il 2030.
Questa porzione di spettro offre infatti un equilibrio particolarmente favorevole tra copertura e capacità e rappresenta il miglior compromesso tra propagazione radio e disponibilità di spettro. Rispetto alle bande già utilizzate dal 5G, può mettere a disposizione blocchi contigui di spettro molto ampi, indispensabili per sostenere applicazioni immersive, servizi basati sull’intelligenza artificiale e nuove forme di comunicazione ad altissima velocità.
Questa banda offre numerosi vantaggi, in particolare per la copertura delle aree urbane e suburbane utilizzando lo stesso deployment della banda 3,6 GHz, nonché per le zone caratterizzate da elevati volumi di traffico:
- Disponibilità di spettro – La banda superiore dei 6 GHz mette a disposizione un’ampia quantità di spettro contiguo, utilizzabile per servizi ad alta capacità. Rappresenta l’unica nuova banda di frequenza intermedia prevista in Europa per supportare l’introduzione del 6G, consentendo l’impiego di canali con maggiore larghezza di banda
- Equilibrio tra copertura e capacità – Le caratteristiche di propagazione della banda superiore dei 6 GHz offrono un buon compromesso tra estensione della copertura e capacità di trasmissione, rendendola adatta sia agli scenari urbani sia a quelli suburbani
- Supporto ad applicazioni avanzate – La banda è in grado di sostenere servizi e applicazioni di nuova generazione, quali streaming video ad alta definizione, applicazioni di realtà aumentata e realtà virtuale (AR/VR) e sistemi di automazione industriale che richiedono comunicazioni in tempo reale
Secondo quanto indicato dalla RSPG opinion sulla banda 6GHz alta [14], il 6G avrà bisogno di almeno 540 MHz continui nella banda superiore dei 6 GHz per soddisfare la domanda di capacità prevista nel prossimo decennio. La disponibilità di tale spettro consentirebbe inoltre agli operatori di riutilizzare gran parte delle infrastrutture esistenti delle reti a 3.6 GHz, limitando costi di densificazione della rete e impatti ambientali.
Per queste ragioni la banda superiore dei 6 GHz occupa una posizione centrale sia nella roadmap europea del 6G sia nel mandato conferito dalla Commissione europea alla CEPT per la definizione delle future condizioni di armonizzazione.
Nel corso della Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni 2023 (WRC-23), nella Regione 1, la banda 6425-7125 MHz è stata identificata per l’impiego nei sistemi IMT (International Mobile Telecommunications). Tale identificazione prevede anche la possibilità di utilizzo della banda da parte dei sistemi WAS/RLAN (Wireless Access Systems/Radio Local Area Networks), garantendo così all’Europa un’elevata flessibilità tra utilizzo IMT, RLAN o modelli di uso condiviso dello spettro.
Nella RSPG opinion pubblicata nel 2025 [19] gli stakeholder mobili hanno evidenziato l’importanza della banda 6425-7125 MHz per il 6G, richiedendo circa 200 MHz per operatore per supportare reti macro-cellulari. Allo stesso tempo, l’industria WAS/RLAN ha sottolineato il ruolo crescente del traffico indoor e la necessità di ulteriori canali ad ampia larghezza (80, 160 e 320 MHz), per soddisfare la crescente domanda di capacità in ambienti come scuole, ospedali ed edifici pubblici.
La CEPT ha avviato diversi studi tecnici sulla coesistenza e sulla condivisione della banda tra WAS/RLAN, IMT e servizi esistenti. Questi lavori includono studi già pubblicati e attività in corso in risposta al mandato della Commissione europea [18]. Tale mandato prevede tre fasi principali:
- analisi della coesistenza con i servizi esistenti
- valutazione degli scenari di condivisione tra IMT e WAS/RLAN
- definizione delle condizioni tecniche armonizzate
FUB ha supportato il MIMIT per gli studi di coesistenza tra sistemi MFCN e servizi fissi nella banda alta 6GHz. Tali studi sono stati inclusi nel Report ECC 375 ed è stato recentemente pubblicato un articolo sulla rivista La Comunicazione del MIMIT [20].
Banda 6 GHz: il confronto tra reti mobili e Wi-Fi
L’assegnazione della banda 6 GHz rappresenta oggi uno dei principali temi di confronto tra i diversi stakeholder del settore.
Da una parte gli operatori mobili e l’industria delle telecomunicazioni considerano questa banda essenziale per il futuro sviluppo del 6G. La disponibilità di nuove risorse nelle bande intermedie viene ritenuta indispensabile per sostenere l’aumento della domanda di traffico e per implementare le nuove funzionalità previste dall’IMT-2030.
Dall’altra, l’ecosistema Wi-Fi ritiene fondamentale preservare una quota significativa dello spettro per sostenere l’evoluzione delle reti WLAN e delle future generazioni Wi-Fi, evidenziando il ruolo crescente che tali tecnologie svolgono nella connettività domestica, aziendale e industriale.
Le posizioni emerse negli ultimi anni, anche durante il Mobile World Congress di Barcellona, riflettono questa contrapposizione strategica. Da una parte si evidenzia il rischio che una limitata disponibilità di spettro possa rallentare lo sviluppo del 6G, dall’altra si sottolinea l’importanza di garantire continuità evolutiva all’ecosistema Wi-Fi.
A livello CEPT è in corso un dibattito su come organizzare l’accesso alla banda 6 GHz alta da parte dei sistemi IMT e WAS/RLAN.
L’RSPG [14] ha analizzato le seguenti opzioni per l’introduzione dei sistemi MFCN e WAS/RLAN (Figura 6):
Opzioni “full band”:
- intera banda 6 GHz alta destinata ai sistemi WAS/RLAN
- intera banda 6 GHz alta destinata ai sistemi MFCN
Opzioni con suddivisione della banda:
- suddivisione rigida della banda – ogni applicazione ha accesso esclusivo alla porzione di spettro ad essa assegnata nella banda 6 GHz alta
- suddivisione segmentata – ogni applicazione ha accesso alla propria porzione dedicata della banda, ma anche a una terza porzione condivisa con specifiche restrizioni
- Suddivisione con priorità non esclusiva – ogni applicazione può utilizzare anche la porzione di banda assegnata all’altra, purché non causi interferenze dannose all’altra tecnologia

Figura 6 – Opzioni di utilizzo banda 6 GHz alta [14]
Nella propria opinione [14], l’RSPG raccomanda un approccio basato sulla condivisione dello spettro, proponendo un uso prioritario della banda 6585-7125 MHz per reti MFCN, l’impiego della banda 6425-6585 MHz come zona di protezione (guard band) fino alle decisioni della WRC-27 e una rivalutazione dell’uso dei 160 MHz della porzione 6425-6585 MHz dopo la WRC-27.
Le scelte definitive sul futuro utilizzo della banda 6 GHz dipenderanno in larga misura dagli esiti della Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni del 2027 (WRC-27).
Particolare attenzione è rivolta alla possibile identificazione della banda 7125-7250 MHz per i servizi IMT nella Regione 1. L’eventuale decisione favorevole amplierebbe ulteriormente le risorse disponibili per il 6G e influenzerebbe anche il dibattito relativo alla parte inferiore della banda 6 GHz.
Reti locali e mercati verticali: un nuovo modello di connettività
Lo sviluppo del 6G non riguarderà soltanto le reti mobili nazionali. Un ruolo crescente sarà svolto dalle reti locali dedicate a specifici settori industriali, logistici, energetici o sanitari.
Nel documento RSPG Opinion on Additional Spectrum Needs and Guidance on the Fast Rollout of Future Wireless Broadband Networks, RSPG:
- riconosce la crescente domanda di spettro nelle bande di frequenza intermedie (mid-band) per supportare applicazioni verticali e reti locali, come quelle destinate all’industria, ai campus, ai porti e agli aeroporti
- raccomanda di valutare la banda 3,8-4,2 GHz come possibile risorsa di spettro per soddisfare tali esigenze e favorire il rapido sviluppo delle future reti a banda larga wireless
In questa prospettiva assume particolare rilievo la banda 3,8-4,2 GHz, recentemente armonizzata in Europa per reti wireless a bassa e media potenza. Tali frequenze potranno essere utilizzate per reti private 6G in contesti produttivi avanzati, supportando automazione industriale, robotica, monitoraggio remoto e applicazioni mission critical.
La Decisione di esecuzione (UE) 2025/2425 della Commissione del 2 dicembre 2025 relativa all’armonizzazione della banda di frequenze 3800-4200 MHz definisce le condizioni tecniche armonizzate per l’uso condiviso da parte di sistemi WBB LMP per fornitura di reti locali. In base all’articolo 3 di tale Decisione, entro il 30 settembre 2026 gli Stati membri designano e mettono a disposizione in maniera non esclusiva la banda di frequenze 3800-4200 MHz per i sistemi WBB LMP, conformemente alle condizioni tecniche armonizzate stabilite nell’allegato.
Particolare rilievo assumono inoltre (articolo 4 Decisione) le necessità di protezione dei sistemi incumbent già presenti in banda e nelle bande adiacenti:
- stazioni terrene FSS (s-T) in banda e sotto i 3800 MHz
- sistemi fissi in banda
- ECS WBB a 3400-3800 MHz
- radioaltimetri (ARNS) a 4200-4400 MHz
- stazioni VLBI
Nell’Allegato della Decisione vengono definite le condizioni tecniche di cui agli articoli 3 e 4 per due diverse tipologie di stazioni base: a bassa potenza e a media potenza.
In ambito CEPT, in risposta a un mandato EC sulla banda 3800-4200 MHz, sono stati finalizzati due Report (ECC Report 358, CEPT Report 88) una decisione (ECC DEC(24)01) e Raccomandazioni di linee guida per la coesistenza tra sistemi WBB LMP e i diversi sistemi incumbent. FUB ha partecipato a questa attività in supporto al MIMIT fornendo studi tecnici di coesistenza tra sistemi WBB LMP e servizi incumbent fissi.
Anche in Italia il tema è oggetto di attenzione regolamentare, come dimostra la consultazione pubblica avviata da AGCOM (Delibera 109/26/CONS) per l’uso condiviso della banda 3800-4200 MHz da parte di sistemi wireless a potenza medio-bassa. L’obiettivo è definire le modalità di utilizzo della banda 3800-4200 MHz per fornire connettività locale ad alte prestazioni, in attuazione della decisione comunitaria (UE) 2025/2425.
Sostenibilità e uso efficiente dello spettro radio
La sostenibilità rappresenta uno dei principi guida dello sviluppo del 6G. Le future reti dovranno garantire prestazioni superiori rispetto al 5G, riducendo consumi energetici e impatto ambientale.
Le principali iniziative internazionali sottolineano la necessità di progettare reti più efficienti, capaci non solo di diminuire la propria impronta carbonica ma anche di contribuire alla sostenibilità di altri settori economici attraverso digitalizzazione, automazione e gestione intelligente delle risorse.
Le tecnologie 6G dovranno contribuire alla sostenibilità sotto il profilo ambientale, sociale ed economico. Tra gli obiettivi principali vi sono la riduzione delle emissioni di carbonio, una maggiore efficienza energetica e una diminuzione dei consumi in tutti i settori della società, mantenendo al contempo la sostenibilità economica.
Le politiche europee sullo spettro radio, basate sulla neutralità tecnologica, favoriscono l’introduzione di tecnologie più efficienti senza richiedere modifiche normative. Inoltre, le amministrazioni nazionali sostengono sperimentazioni di nuove soluzioni consentendo di verificarne le prestazioni in condizioni reali.
Infine, le componenti non terrestri del 6G (NTN, Non-Terrestrial Networks) possono contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale, poiché garantiscono una copertura globale con un numero inferiore di infrastrutture terrestri.
In questo contesto assume particolare rilevanza la condivisione dello spettro radio. Poiché le frequenze disponibili sono una risorsa limitata e sempre più richiesta, il 6G dovrà fare ampio ricorso a meccanismi avanzati di sharing tra servizi differenti, garantendo al tempo stesso la protezione delle applicazioni già esistenti.
Con il 6G si prevede l’introduzione della Multi-Radio Access Technology Spectrum Sharing (MRSS), che consentirà la coesistenza tra 5G e 6G. Sarà inoltre necessario promuovere la condivisione tra servizi e tecnologie differenti (inter-service sharing), valutando caso per caso la compatibilità tecnica. Soluzioni innovative, supportate da standard comuni, intelligenza artificiale e meccanismi dinamici di gestione dello spettro, potranno migliorarne l’efficienza e favorire un utilizzo più sostenibile delle risorse radio, in linea con gli obiettivi della politica europea.
Un decennio decisivo per il futuro delle comunicazioni mobili
Il percorso verso il 6G sta entrando in una fase cruciale. Le attività di standardizzazione dell’ITU e del 3GPP, le iniziative strategiche dell’RSPG e gli studi tecnici della CEPT stanno progressivamente delineando il futuro quadro europeo delle comunicazioni mobili.
Le decisioni che saranno assunte entro la WRC-27 contribuiranno a definire non soltanto l’assetto dello spettro europeo, ma anche la capacità dell’Europa di costruire un ecosistema 6G competitivo, interoperabile e sostenibile, in grado di sostenere la trasformazione digitale della società e dell’economia nel periodo successivo al 2030.
Al centro di questo processo emerge la banda 6 GHz, destinata a svolgere un ruolo determinante per l’introduzione della nuova generazione di servizi mobili. La capacità di trovare un equilibrio tra le esigenze del settore IMT, l’evoluzione delle reti Wi-Fi, la tutela dei servizi incumbent e lo sviluppo delle comunicazioni satellitari rappresenterà una delle principali sfide regolamentari di questo decennio.
La banda dei 6 GHz rappresenta oggi il punto di incontro tra molte delle grandi trasformazioni in atto: evoluzione delle reti mobili, crescita del Wi-Fi, integrazione satellitare, sviluppo dell’intelligenza artificiale e necessità di utilizzare in modo sempre più efficiente una risorsa preziosa come lo spettro radio.
Per l’Europa la sfida non consiste soltanto nell’identificare nuove frequenze per il 6G, ma nel costruire un quadro regolamentare capace di favorire innovazione, competitività industriale e accesso diffuso ai nuovi servizi digitali. Le scelte che verranno compiute entro il 2030 saranno determinanti per definire il ruolo Europeo nella prossima generazione delle comunicazioni globali.
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RIFERIMENTI
[1] Report ITU-R M.2516-0 Future technology trends of terrestrial International Mobile Telecommunications systems towards 2030 and beyond: https://www.itu.int/dms_pub/itu-r/opb/rep/R-REP-M.2516-2022-PDF-E.pdf
[2] Rec. ITU-R M.2160, Framework and overall objectives of the future development of IMT for 2030 and beyond: https://www.itu.int/dms_pubrec/itu-r/rec/m/R-REC-M.2160-0-202311-I!!PDF-E.pdf
[3] Recommendation ITU-R M.2083-0: IMT Vision – Framework and overall objectives of the future development of IMT for 2020 and beyond (09/2015)
[4] Working Party 5D, Draft new report ITU-R M.[IMT-2030.TECH PERF REQ], Minimum requirements related to technical performance for IMT-2030 radio interface(s), Document 5/116, 13 February 2026
[5] Report ITU-R M.2514-0, Vision, requirements and evaluation guidelines for satellite radio interface(s) of IMT-2020, (09/2022)
[6] M. Lotti, S. Valbonesi, C. Carciofi: “Analysis of 5G/6G Non-Terrestrial Networks: Architectures, Use Cases, and Sustainability”, COST Post INTERACT Meeting, Bologna, 15-17 June 2026
[7] 3GPP, “TR 38.811: Study on New Radio (NR) to support Non-Terrestrial Networks,” 2020
[8] ETSI, “TR 103 611: Satellite Earth Stations and Systems (SES); Use cases for satellite communication systems,” 2019
[9] Chaithanya Velampalli, B.V. Sudhakar Reddy, Dr. Suvra Sekhar Das: “Beam Coverage Analysis of LEO Satellite in the Downlink for 6G NR-NTN Integrated Network”, 2024 IEEE 21st India Council International Conference (INDICON)
[10] PTC(26)058 ANNEX IV-13R2_Draft CEPT Brief on WRC-27 agenda item 1.13
[11] European Commission, “Mandate to the cept to study feasibility of and develop least restrictive harmonised technical conditions for the use of eu-harmonised frequency bands for terrestrial wireless systems providing electronic communications services by satellite systems providing direct-to-device-IMT1 connectivity”, Ottobre 2025
[12] ] European Commission, Radio Spectrum Policy Group Opinion on the EU-level policy approach to satellite Direct-to-Device connectivity and related Single Market issues, Giugno 2025
[13] European Commission, Radio Spectrum Policy Group 6G Strategic vision, RSPG Report, Febbraio 2025
[14] European Commission, Radio Spectrum Policy Group Opinion on Long-term vision for the upper 6 GHz band, Novembre 2025
[15] European Commission, Radio Spectrum Policy Group, Opinion on 6G spectrum roadmap, Giugno 2026
[16] ECC(25) 042 Annex 16, CEPT ROADMAP 6G
[17] Delibera AGCOM 109/26/CONS: “Consultazione pubblica concernente l’uso condiviso della banda di frequenze 3800-4200 MHz da parte di sistemi terrestri a banda larga wireless a potenza medio-bassa in grado di fornire connettività di rete locale ai sensi della decisione (UE) 2025/2425”, Maggio 2026
18] European Commission: “Mandate to the CEPT to study feasibility of and develop least restrictive harmonised technical conditions for the potential shared use of the 6425-7125 MHz frequency band for the provision of wireless broadband by terrestrial systems capable of providing wireless broadband electronic communications services and by wireless access systems, including radio local area networks, Dicembre 2024
[19] Radio Spectrum Policy Group, 6G Strategic vision, RSPG Report, Febbraio 2025
[20] Valeria Petrini, Claudia Carciofi, Manuel Faccioli: “Accesso condiviso alla banda 6425-7125 MHz: analisi di coesistenza tra i sistemi IMT e i sistemi incumbent del servizio fisso”, La Comunicazione – Note, Recensioni e Notizie n. 71, Anno 2026