di Redazione
Il futuro delle telecomunicazioni mobili non è solo una questione di velocità e latenza, ma di una nuova e più complessa armonia tra innovazione tecnologica e salute pubblica. È questo il tema centrale del workshop internazionale “Radiofrequency & Health”, che si è svolto il 7 e 8 maggio 2026 presso l’Universidad Politécnica de Cartagena in Spagna, dove i ricercatori della Fondazione Ugo Bordoni Simona Valbonesi e Paolo Grazioso hanno presentato il proprio contributo scientifico. L’evento, che ha visto la partecipazione di esperti europei, molti dei quali attivi in ambito COST, aveva l’obiettivo di delineare le sfide poste dalle architetture di rete di ultima e prossima generazione (5G e 6G) e di definire come queste richiederanno un cambiamento epocale nelle modalità di misura e negli standard di protezione dai campi elettromagnetici a radiofrequenza.
Il workshop ha tracciato una linea netta rispetto al passato: con l’avvento delle frequenze sub-THz e di segnali sempre più complessi, il concetto tradizionale di “campo elettrico costante” sta scomparendo. Il nuovo paradigma della ricerca si sposta sulla gestione dell’esposizione in tempo reale. In questo scenario, tecnologie all’avanguardia come le Reconfigurable Intelligent Surfaces (RIS) e il Distributed Massive MIMO (mMIMO) giocano un ruolo tanto complesso quanto virtuoso. Se da un lato aumentano la sofisticazione della rete, dall’altro permettono di ridurre l’esposizione globale, grazie alla capacità di focalizzare l’energia elettromagnetica esclusivamente verso l’utente attivo evitando dispersioni nell’ambiente circostante. Tuttavia, quantificare l’esposizione diventa una sfida ingegneristica senza precedenti, poiché i campi cambiano direzione e intensità con tempistiche dell’ordine dei millisecondi.
In questo contesto di innovazione, il contributo della Fondazione Ugo Bordoni si è focalizzato sullo studio delle esposizioni in ambienti confinati complessi come l’abitacolo dell’auto. La presentazione, dal titolo “In-vehicle exposure to radiofrequency signals from mobile base stations: measurements and ray-tracing analysis in multi-frequency scenarios” analizza in che modo le carrozzerie dei veicoli possano comportarsi come cavità risonanti, alterando la distribuzione dei segnali provenienti dalle stazioni radio base esterne. I risultati mostrano la formazione di cosiddetti “hot spot”, aree specifiche all’interno dell’auto in cui l’intensità del campo elettromagnetico può risultare fino a tre volte superiore rispetto ai valori medi rilevati dentro l’abitacolo e in alcuni casi anche superiore ai valori rilevati all’esterno dell’auto. Questo studio, che combina misure sul campo e simulazioni numeriche mediante la tecnica del ray-tracing tridimensionale, potrà contribuire alla definizione di nuovi protocolli di simulazione e standard di sicurezza specifici per gli ambienti confinati.

Presentazione FUB in videocollegamento durante il workshop “Radiofrequency & Health”
Il primo giorno del workshop si è concluso con un monito condiviso da tutta la comunità scientifica: il progresso tecnologico non può prescindere dalla trasparenza. Senza una comunicazione scientifica autorevole, capace di spiegare la sicurezza delle nuove reti, anche l’innovazione più virtuosa rischia di incontrare ostacoli insormontabili nella percezione pubblica.
Il programma del secondo giorno ha riguardato l’utilizzo delle radiofrequenze per applicazioni biomediche, come per esempio l’individuazione e la cura di tumori e di altre patologie mediante tecniche poco invasive. Si sono inoltre presentate le tecniche per la modellazione del corpo umano mediante manichini realizzati con materiali con caratteristiche elettromagnetiche equivalenti a quelle dei tessuti umani, al fine di poter valutare l’effetto su di essi dei campi elettromagnetici e la possibilità di un loro impiego a fini terapeutici.

Presentazione EMwLab durante il workshop “Radiofrequency & Health”
Il workshop ha evidenziato come lo studio delle interazioni fra i campi elettromagnetici a radiofrequenza e il corpo e la salute umana richiede team multidisciplinari con competenze in molteplici campi e, per questo, si tratta di una sfida importante per la comunità scientifica. Pertanto, anche la condivisione di uno spirito di squadra è fondamentale per il successo delle attività di ricerca e delle successive sperimentazioni, e di conseguenza per la salvaguardia della salute umana.