FUB partecipa per conto del MIMIT all’incontro con la delegazione serba nell’ambito del programma TAIEX

L’incontro ha favorito il confronto tra istituzioni italiane e serbe sugli aspetti scientifici e regolatori in materia di campi elettromagnetici e radiazioni non ionizzanti

di Redazione

La Fondazione Ugo Bordoni ha partecipato, in rappresentanza della pubblica amministrazione italiana, all’incontro con la delegazione serba nell’ambito del programma TAIEX, che si è tenuto il 26 e 27 maggio a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità.

 

L’iniziativa, dedicata agli approcci legislativi e alle competenze scientifiche nel campo delle radiazioni non ionizzanti, è stata organizzata in collaborazione tra il Ministero della Protezione Ambientale della Repubblica di Serbia e l’Istituto Superiore di Sanità italiano. L’obiettivo è stato quello di favorire il confronto con le esperienze dei Paesi dell’Unione Europea a supporto del percorso di aggiornamento del quadro normativo serbo in materia di protezione dalle radiazioni non ionizzanti, con particolare attenzione al ruolo delle evidenze scientifiche nei processi regolatori e di controllo.

 

Locandina Evento TAIEX del 26-27 maggio 2026

 

Il programma TAIEX (Technical Assistance and Information Exchange) è uno strumento messo a punto dall’Unione Europea in vista di un possibile futuro ampliamento, a supporto delle amministrazioni pubbliche di altri Paesi europei – in particolare dell’Europa orientale – che non fanno parte attualmente dell’Unione, ma che potrebbero diventare candidati per un futuro ingresso. Questo programma è funzionale in particolare a favorire un allineamento legale e normativo di questi Paesi con gli standard dell’Unione Europea.

 

Tra i partecipanti italiani hanno preso parte all’incontro i rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero della Salute, di ISPRA, di ARPA Lazio e dell’INAIL. Per la Fondazione Ugo Bordoni, che ha partecipato ai lavori per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, erano presenti il Direttore Ricerca, Innovazione e Strategie, Mario Frullone, il Responsabile dell’Area Telecomunicazioni, Luca Rea e i ricercatori Simona Valbonesi e Paolo Grazioso.

 

Nel corso dell’incontro, la ricercatrice della Fondazione Ugo Bordoni Simona Valbonesi ha svolto una presentazione dal titolo “The Italian regulatory framework on RF Fields: historical evolution, technical foundations, and national specificities”.

 

Ricercatrice FUB Simona Valbonesi durante la presentazione del suo intervento

 

Nel corso dell’intervento è stata ripercorsa l’evoluzione della normativa italiana sulle esposizioni ai campi elettromagnetici a radiofrequenza a partire dagli anni Novanta a oggi. Il tema dell’esposizione ai campi elettromagnetici è particolarmente sentito in Italia, dove l’opinione pubblica si è dimostrata spesso timorosa riguardo a possibili effetti negativi dei campi elettromagnetici sulla salute umana e sull’ambiente, nonostante non vi sia alcuna evidenza scientifica di possibili rischi causati dall’esposizione ai livelli di campo elettromagnetico effettivamente misurati nell’ambiente.

 

Questi timori, anche a causa di un’opera di comunicazione non sempre completa e chiara per il grande pubblico e di una mancanza di dialogo tra cittadini, mondo scientifico e regolatori, si sono periodicamente acutizzati in corrispondenza del dispiegamento delle varie generazioni di reti di comunicazioni mobili. Tale impostazione ha portato all’introduzione in Italia di limiti di esposizione nettamente inferiori a quelli raccomandati a livello internazionale dall’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection) e adottati dalla stragrande maggioranza dei Paesi europei.

 

L’utilizzo di limiti particolarmente conservativi ha portato a una situazione in cui gli operatori mobili, per fornire all’utenza i servizi, la qualità e la copertura richiesti, hanno dovuto installare sempre più stazioni base operanti con potenze di trasmissione molto basse. Questo aumento di siti trasmittenti – e delle relative antenne facilmente visibili – ha ulteriormente fomentato i timori di una larga fetta dell’opinione pubblica.

 

Un altro fenomeno che ha ostacolato per anni lo sviluppo delle reti mobili in Italia e la diffusione delle tecnologie di nuova generazione è il cosiddetto “accaparramento elettromagnetico”, ovvero la richiesta in fase autorizzativa da parte dei primi operatori che dispiegano su un sito di una potenza maggiore di quella effettivamente necessaria, di fatto rendendo impossibile il subentro da parte di nuovi entranti sul mercato.

 

Per ovviare a questi problemi è stata recentemente effettuata un’opera di revisione del quadro normativo nazionale, che ha portato alla definizione di nuovi valori di attenzione/obiettivi di qualità e di nuovi criteri di assegnazione delle potenze trasmissibili dai vari operatori mobili basati sulla potenza realmente utilizzata, favorendo quindi una equa concorrenza.

 

Ricercatrice FUB Simona Valbonesi durante la presentazione del suo intervento

 

I nuovi valori di attenzione partono da un’analisi degli scenari legacy basati su criteri scientifici rigorosi e rimangono decisamente inferiori a quelli raccomandati dall’ICNIRP, favorendo allo stesso tempo una migliore evoluzione delle reti mobili, il pieno sviluppo delle attuali reti di quinta generazione (5G) e l’avvento delle future reti di sesta generazione (6G) previsto per i prossimi anni.

 

L’evento ha rappresentato un’occasione di scambio e confronto con realtà che operano nel territorio italiano e serbo, dai quali potranno in futuro scaturire collaborazioni in ambito scientifico e relativo a tematiche inerenti alla standardizzazione e ai processi normativi.