Studio dell’interazione tra segnali DVB-T e mobile broadband in banda UHF

Con il completamento del processo di switch off, le porzioni di spettro impiegate dal segnale televisivo analogico che si trovano nella banda UHF da 470 a 862 MHz, saranno disponibili per la diffusione di canali DVB-T.Una porzione di tale banda – e precisamente l’intervallo 790-862 MHz – dovrà invece essere destinata ai servizi di telecomunicazioni mobili di prossima generazione (4G).

Potrebbe essere quindi necessario risolvere il problema di coesistenza tra i canali DVB-T adiacenti alla banda in questione e i segnali dei futuri sistemi di comunicazione mobili a banda larga, valutando soprattutto gli effetti prodotti da questi ultimi nei confronti della tecnologia DVB-T.

FUB ha focalizzato l’attenzione sulle principali tecnologie mobili a larga banda, quali WiMax (Worldwide Ineroperability for Microwave Access) e LTE (Long Term Evolution), per valutare l’assenza di impedimenti di natura tecnica alla loro implementazione nelle bande che risulteranno effettivamente disponibili.

A tal fine, sono stati effettuati studi preliminari su specifici parametri prestazionali quali:

  • il rapporto di protezione (protection ratio): definito come il valore minimo del rapporto misurato all’ingresso del ricevitore (potenza segnale desiderato / potenza segnale interferente), tale da garantire un livello dato di qualità del segnale desiderato;
  • la distanza di protezione: ovvero la distanza minima a cui può essere collocata un’antenna di un sistema mobile (stazione radio base o terminale d’utente) rispetto a un’antenna TV, affinché l’interferenza non sia tale da compromettere la qualità del segnale televisivo.

Dallo studio, è emerso che la distanza di protezione diminuisce all’aumentare della potenza del segnale DVB-T ricevuto dall’antenna TV. Inoltre, lo stesso parametro risulta fortemente influenzato dal formato di modulazione del segnale DVB-T: a parità di potenza ricevuta dall’antenna televisiva, l’implementazione di uno schema di modulazione 64QAM richiede distanze di protezione notevolmente maggiori di quelle richieste in presenza di uno schema di modulazione 16QAM.

Si sono potuti stabilire con ragionevole esattezza i vincoli che occorre tenere in considerazione per la corretta collocazione di stazioni radio base LTE o WiMAX in fase di progettazione delle corrispondenti reti, con l’obiettivo di non pregiudicare il servizio fornito dalle reti DVB-T.